Rinascita al Del Ponte

Dalla Sardegna a Varese per un delicato intervento ai polmoni: inizia la nuova vita di Federico

Al quinto mese di gravidanza si scopre una rara e grave malformazione polmonare nel feto. La famiglia lascia la Sardegna e arriva a Varese, dove il bambino di soli 3 anni subisce con successo un intervento delicatissimo.

Dalla Sardegna a Varese per un delicato intervento ai polmoni: inizia la nuova vita di Federico
Varese, 13 Febbraio 2020 ore 11:30

Al quinto mese di gravidanza i genitori hanno scoperto che il feto aveva una rarissima malformazione polmonare. La sua famiglia lo ha portato dalla Sardegna a Varese per un delicato intervento.

La storia di Federico

“La nostra vita è cambiata di colpo il 29 settembre 2016: mia moglie Laura, al quinto mese di gravidanza, si sottopone all’ecografia morfologica, che rileva nel feto una malformazione polmonare. E’ stato allora che, per la prima volta, abbiamo sentito parlare di sequestro polmonare“.
A parlare è Fabio, papà di Federico, il bambino protagonista dell’ultima storia a lieto fine entrata nel “libro” dell’Asst Sette Laghi di Varese. Una storia che ruota attorno al “sequestro polmonare”, una rara malformazione che colpisce una parte del polmone che si sviluppa in maniera isolata dal resto dell’organo e che, con il passare del tempo, può essere colpita da gravi infezioni o addirittura evolvere in una lesione tumorale. L’unica soluzione è l’asportazione chirurgica della parte colpita. Ma tutto questo, Fabio e Laura lo hanno scoperto gradualmente.

Un lungo percorso

Le ecografie durante la gravidanza confermano i sospetti emersi durante la morfologica. Fortunatamente, il sequestro polmonare si presentava stabile (non aumentava con il procedere della gravidanza) e soprattutto è apparso come extralobare, cioè non avrebbe compromesso in maniera incisiva la capacità respiratoria del neonato. Federico è così potuto nascere all’Ospedale di Nuoro e, dopo qualche giorno trascorso in Terapia Intensiva Neonatale in via prudenziale, è stato dimesso.  Il problema, però, c’era e Fabio e Laura si sono sentiti persi:
“Le informazioni su come affrontare la situazione ci sono arrivate alla spicciolata, in maniera poco chiara. Ci avevano parlato di intervento, ma non ci è stata fornita un’informazione precisa sui tempi. Avevamo bisogno di trovare una struttura adatta, che meritasse la nostra fiducia, a cui affidare la vita di nostro figlio”.
La mamma quindi si attiva da sola: cerca sul web, si informa, si lascia guidare dal suo istinto materno: trova il nome del dottor Valerio Gentilino, Direttore della Chirurgia Pediatrica varesina. Approfondisce la sua formazione, ne resta colpita. Apprezza, in particolare, il fatto che lui operi con tecniche mininvasive: nessuno, fino a quel momento, le aveva proposto questa tecnica chirurgica per Federico.

Iniziano i contatti

I genitori contattano quindi la Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale Del Ponte:
“Ci ha risposto la dottoressa Mogiatti, collaboratrice di Gentilino – ricordano i genitori di Federico – Sono stati 50 minuti di telefonata, durante la quale, per la prima volta, ci siamo sentiti ascoltati. Nel pomeriggio ci ha richiamati lo stesso Gentilino. Ci ha spiegato che non c’era tempo da perdere, che era necessario intervenire, ma al contempo ci ha rassicurato, spiegandoci che avrebbe operato con tecniche mini invasive e che l’intervento, per quanto delicato, avrebbe risolto il problema”.
I contatti con Varese diventano frequenti, bisognava svolgere tutti i passi necessari per programmare l’intervento. 
“La prima volta che siamo venuti a Varese, è stato per la TAC. Siamo rimasti subito favorevolmente colpiti dall’Ospedale e da tutto il personale: gli ambienti sono bellissimi, e i medici, gli infermieri e i volontari hanno fatto di tutto per farci sentire i benvenuti, con un’attenzione particolare per Federico. Abbiamo trovato grande competenza, ma anche umiltà, ed è questo che ci ha fatto fidare ancora di più: nessuno ci ha voluto illudere che la soluzione fosse facile, però abbiamo percepito la sicurezza dei professionisti, abbiamo capito che erano capaci di fare quello che ci stavano prospettando, e soprattutto abbiamo riscontrato una gran voglia di aiutare Federico, che è stato messo al centro di tutto, dai chirurghi pediatrici agli anestesisti, dai radiologi ai cardiologi, fino agli infermieri che hanno fatto i prelievi di sangue”.

Doppia operazione

Dalla TAC emerge una seconda anomalia, questa volta vascolare: dalla sua aorta si stacca una ramificazione che non dovrebbe esserci e che va chiusa.
La macchina si organizza e l’intervento viene fissato per il 17 dicembre scorso. Un intervento delicatissimo, come il dottor Gentilino ha spiegato subito alla famiglia: i rischi sono altissimi in fase intraoperatoria, in cui si interviene per l’asportazione del sequestro polmonare e per la legatura del vaso anomalo, ma poi scemano rapidamente. 


“Alle 8.00 Federico è entrato in sala – spiega papà Fabio – Il Dott. Luigi Ambrosoli, Direttore dell’Anestesia e Rianimazione pediatrica, ci aveva spiegato però che, prima dell’inizio vero e proprio dell’intervento, ci sarebbe stata una fase preparatoria. Il dottor Gentilino, infatti, è passato ad avvisarci quando è entrato in sala. A quel punto è iniziata la vera attesa, che a noi è parsa infinita. Poi la porta del blocco operatorio si è aperta ed è comparso il dottor Gentilino con il suo secondo, il dottor Farris. Prima ancora che aprisse bocca, il suo viso mi ha detto tutto: sorrideva soddisfatto. L’abbiamo abbracciato, ci siamo abbracciati, ho sentito solo che diceva che avrebbe voluto che tutti i suoi interventi futuri andassero nello stesso modo. Siamo rinati!”.

Dopo solo due giorni, la dimissione

Nessuna complicazione, il piccolo paziente non è nemmeno andato in Terapia Intensiva  grazie all’ottimo lavoro degli anestesisti, che hanno risvegliato il bambino in sala operatoria e hanno investito tutte le loro competenze per ridurre al minimo il dolore post-operatorio, ad esempio eseguendo dei blocchi analgesici periferici, e favorire così una ripresa rapida. Tanto rapida che dopo due giorni Federico era già fuori dall’ospedale


“Mi sono ritrovato a passeggiare con lui nei giardini pubblici di Varese con la sensazione di aver preso uno schiaffo – racconta ancora Fabio – tre giorni prima ero in preda all’angoscia mentre lui era in sala operatoria, e ora ero lì che passeggiavo con lui, sorridente e finalmente fuori pericolo. Non saremo mai abbastanza grati all’Ospedale Del Ponte di Varese”.

Ottimo gioco di squadra

“La doppia malformazione polmonare e vascolare di cui era affetto Federico è estremamente rara e non esistono centri con una casistica importante di questi interventi – spiega il dottor Valerio Gentilino – Ciononostante, le competenze acquisite nella gestione chirurgica mini invasiva delle malformazioni polmonari congenite trattate dalla mia équipe al Del Ponte ci hanno permesso di affrontare l’intervento  con la giusta consapevolezza dei rischi e delle nostre capacità. Sono interventi delicatissimi, che presuppongono un ottimo gioco di squadra: per la buona riuscita è indispensabile che le tante figure coinvolte siano perfettamente allineate. E a Varese questo succede. Se poi il paziente è un campione come Federico, allora è tutto più facile!”.

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