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Covid, Monti (Lega): “Chiesto al Governo di accelerare sui test salivari”

Negli ultimi due giorni superata la quota di 51mila somministrazioni chiesta da Figliuolo. Al lavoro per quelle in azienda dopo la fascia 65-69

Covid, Monti (Lega): “Chiesto al Governo di accelerare sui test salivari”
Cronaca Varese, 21 Aprile 2021 ore 13:45

Appuntamento settimanale in Commissione Regionale Sanità con il DG Welfare Giovanni Pavesi per fare il punto sull’andamento dell’emergenza Covid in Lombardia.

Covid in Lombardia, fra test e vaccini

Tra i temi affrontati in commissione c’è quello dei vaccini. Negli ultimi giorni la Lombardia ha finalmente accelerato, superando la quota delle 51mila somministrazioni chiesta dal generale Figliuolo necessarie all’obiettivo dei 500mila vaccini al giorno in Italia. Lunedì infatti ne sono stati somministrati 58mila, ieri 65mila, poco meno di un quinto del totale nazionale. “Il risultato più alto da quando è partita la campagna – commenta soddisfatto il Presidente della Commissione Emanuele Monti – Il piano del Governo prevede che nel territorio lombardo la capacità erogativa sia di circa 50.000 al giorno ma siamo in grado di garantire un 30% in più. L’impegno è di crescere ancora, nonostante non siamo ancora a conoscenza del piano delle consegne per il mese di maggio”.

Altro tema quello dei test. Più tamponi significa maggior capacità di individuare i positivi e isolarli, evitando la diffusione del virus, e la reattività in caso di infezione, soprattutto alla luce delle riaperture previste da lunedì, sarà cruciale per evitare passi indietro su fasce a restrizioni maggiori.

“Abbiamo chiesto già da alcune settimane al Ministero della Salute di fare presto nell’autorizzare i test salivari come metodo diagnostico del Coronavirus in quanto meno invasivo e ideale per gli studenti – ha fatto sapere Monti – Dopo alcune esperienze virtuose sperimentate sul territorio lombardo, in collaborazione con l’Università di Milano, abbiamo ritenuto necessario chiedere l’autorizzazione per utilizzarlo su tutto il territorio regionale. Sarà uno strumento da utilizzare in ambito scolastico in quanto compatibile con l’autosomministrazione e molto meno invasivo di quello nasofaringeo. Ad oggi, tuttavia, non è ancora pervenuta alcuna indicazione in tal senso dal Governo”.

I prossimi passi della campagna vaccinale

Sul fronte della vaccinazione, si cerca di correre il più possibile verso la somministrazione di tutte le fasce anagrafiche a rischio. Solo concluse queste si potrà passare a quella di massa nella popolazione. “Siamo al lavoro – continua Monti – per programmare i passi successivi della campagna vaccinale, in modo particolare per quanto riguardo la vaccinazione in azienda, prevista dall’accordo quadro con Confindustria, Confapi e i medici del lavoro. Dobbiamo però garantire che queste operazioni vengano svolte in un contesto di sicurezza e dopo aver immunizzato anche il target 65-69“.

A caccia di varianti

Rientro in comunità e la “caccia” alle varianti del Covid. Operazione fatta quasi a livello massivo negli scorsi mesi man mano che emergevano focolai in regione e che Monti spiega di voler rendere quasi “di routine”:

“Vogliamo mantenere i due criteri di distinzione per il trattamento dei contatti di caso: quello con variante e quello senza. L’approccio che vogliamo dare è che la variante deve essere sequenziata dal sistema sanitario, in modo che vi sia un monitoraggio puntuale del tipo di variante che viene individuata sui singoli casi“.

Non semplice, dato che già nei mesi scorsi si è visto come i (pochi) centri in grado di sequenziare il virus per riconoscere l’eventuale mutazione non sarebbero certo in grado di esaminare, quotidianamente, i campioni provenienti da tutti i nuovi positivi.

Sanitari No-Vax

Da ultimo, i sanitari “No Vax” che ancora si rifiutano, nonostante l’obbligo legislativo deciso dal Governo, di ricevere il vaccino. Categoria che in regione è già stata vaccinata al 100% con la prima dose, e per il 78,3% con la seconda.

Significativo il dato dell’Emilia-Romagna che solo il 79% del personale sanitario si sia vaccinato, nonostante da aprile sia in vigore l’obbligo per tutti i dipendenti del comparto sanitario e sociosanitario di sottoporsi al vaccino – conclude il consigliere – Ho chiesto di portare sui tavoli di confronto con il Governo anche questo tema”.