Cronaca
Processo

"Così ho ucciso Carol Maltesi"

In aula a Busto Fontana ha ripercorso l'omicidio e quanto fatto dopo la morte della 26enne, fino all'abbandono dei resti in provincia di Brescia. "Morirei io stesso per riportare Carol in vita"

"Così ho ucciso Carol Maltesi"
Cronaca Alto Milanese, 12 Dicembre 2022 ore 13:59

Omicidio di Carol Maltesi, la 26enne di Rescaldina brutalmente uccisa. Parla in aula Davide Fontana.

Omicidio di Carol Maltesi, in aula parla Fontana

Davide Fontana, 43enne bancario, è stato ascoltato oggi, lunedì 12 dicembre 2022, nella terza udienza del processo a suo carico per l'omicidio di Carol Maltesi, la 26enne brutalmente uccisa (Fontana aveva già confessato mesi fa) nella sua casa di corte di via Melzi a Rescaldina.

"Avevamo già fatto dei video in cui Carol era legata con lo scotch sulla bocca e con frustini - ha ricordato Fontana incalzato dalle domande del pm - In precedenza avevamo usato frustini, corde, bende forse, il martello mai, l'idea del martello è venuta a Carol la mattina dell'11 gennaio 2022".

Undici gennaio che sarà l'ultimo giorno di vita della 26enne:

"Quella mattina dovevamo fare due video. Abbiamo girato col mio cellulare messo su un cavalletto vicino alle scale del primo piano. Durante il primo video nessuna scena bondage, la trama era quella di una cugina e un cugino, trama concordata con uno dei profili Onlyfans creati fittiziamente da me".

Poi il secondo video, quello in cui Carol morirà:

"Il secondo video è stato girato dopo 15-20 minuti - ha proseguito Fontana - Carol era legata al palo, scotch sulla bocca, con mani legate al palo. Lei ha ricevuto un messaggio di Salvatore Galdo (nota: fidanzato della ragazza); poi era sdraiata a terra con un cappuccio in testa. Ha ricevuto una telefonata dal padre di suo figlio: ho sentito distrattamente la telefonata, diceva che l'ex compagno aveva il Covid e parlavano della scuola del figlio".

Il pm ha poi chiesto come mai, fingendosi cliente, nella trama del film hard Fontana avesse chiesto a Carol "di essere immobilizzata il più possibile", "tanto da non riuscire a parlare e non come le altre volte":

"L'ho chiesto perché negli altri video lei riusciva a parlare, ed era un video in cui volevo ancora di più. Non era stata decisa nessuna procedura di sicurezza perché non c'era pericolo, non ce n'era bisogno" ha replicato l'imputato. E il martello? "Volevamo stupire quello che era un "Supercliente", facendo qualcosa di più in quel video. Il martello l'ha voluto lei" la risposta del 43enne.

Fontana, sempre nella trama, fingendosi cliente, mette che Carol doveva consegnarli il suo codice di accesso al cellulare: "L'ho fatto per fare ingelosire Galdo, volevo che lui vedesse quella scena in cui le mi dà il codice, quella scena è stata filmata" le dichiarazioni di Fontana.

La morte di Carol

"Era legata al palo, le mani dietro la schiena, lo scotch sulla bocca; dopo la telefonata lei era a terra, legata, i piedi con lo scotch - ha raccontato Fontana - Il martello era sul mobile, Carol l'aveva visto. Io col martello, come da accordi, ho iniziato a dare colpetti sulle cosce e sulla pancia. Poi ho iniziato a colpirla sulla testa, mi ricordo 3-4 volte. Le 13 martellate indicate dai medici legali mi paiono inverosimili. Mi pare di ricordare che lei abbia mosso la testa, non so se per i colpi o altro. Lei aveva un sacco sulla testa e non poteva vedere. Io il suo volto non l'ho più visto, era coperto e il cappuccio non gliel'ho tolto. Lei non ha detto nulla. I colpi sono andati avanti per pochi secondi non di più. Ho alzato il cappuccio e mi sono reso conto di quello che avevo fatto, che l'avevo uccisa".

E ancora:

"Ho visto che era morta. Mi è sembrato di vedere un movimento della gamba, sono quindi sceso a prendere un coltello, modello giapponese, e le ho tagliato la gola per toglierle la sofferenza".

Fontana ha proseguito: "Ho camminato avanti e indietro nella stanza, terrorizzato".

Come fatto notare dal pm, alle 11.53 col cellulare di Carol Fontana invia a Galdo un messaggio con la parola "Finito": "L'ho fatto perché lui voleva essere avvisato, insisteva" ha replicato il 43enne. Che ha aggiunto: "Non so perché non ho provato a chiamare la Polizia, avrei dovuto farlo subito". "Come mai, dopo quel video, ha trasferito tutte le chat avute con Carol sul suo cellulare?" la domanda del pm: "Non ricordo" la risposta di Fontana. Alle 12.20 agli atti c'è una telefonata tra Fontana e sua madre: "Non mi ricordo" ha risposto ancora Fontana.

Il depezzamento e la conservazione del corpo

"Ho iniziato a tagliare il corpo qualche giorno dopo, il 13 o 14 gennaio - ha proseguito Fontana - L'ho fatto con un seghetto per metalli, acquistato mi pare il 12. Il martello e il coltello li ho buttati in qualche cestino, a Rescaldina o Legnano, non ricordo. Ho sezionato il corpo nella camera da letto di Carol: ho messo 1-2 asciugamani sotto di lei, credo di averci messo 2-3 giorni. Iniziavo, poi mi fermavo, ero terrorizzato: tornavo a casa e poi proseguivo. Per l'eviscerazione non mi ricordo quanti minuti ci ho messo, forse 3".

Una cosa che ha colpito gli inquirenti è il fatto che il corpo era stato sezionato in maniera chirurgica ed eviscerato allo stesso modo: "Non so perché l'ho eviscerato, non mi sono documentato né ho fatto ricerche on line su come fare" ha risposto il bancario. "Ho poi finito tutto in 3-4 giorni". 

"Ho cercato di bruciare il corpo recandomi in un b'n'b del Varesotto, volevo farlo scomparire con la benzina nel barbecue - ha ricordato Fontana - Ma mi sono subito reso conto che non si riusciva".

Poi la scelta di Borno, in provincia di Brescia, dove ha abbandonato il corpo, messo in quattro sacchi della spazzatura, lasciati in un dirupo: "Conoscevo quel posto. Perché me ne sono disfato a marzo? Non lo so. Ho scelto quel giorno perché non ce la facevo più a sostenere quella situazione". Poi Fontana ha "pulito la casa con detergenti che c'erano lì e usato l'aspirapolvere". E ha aggiunto: "Non c'erano schizzi di sangue, le mie mani non erano sporche di sangue, non mi ricordo il martello sporco".

Come mai, fingendosi cliente, Fontana ha usato il termine "Gran finale" per gli ultimi due video: "Il finale doveva essere quello, deciso anche con Galdo. Stavamo organizzando altri video".

"Volevo confessare e poi uccidermi"

Fontana, in aula, ha fornito la sua versione sulla sua confessione ai Carabinieri di Rescaldina, versione che si scontra con quella riportata dall'amica di Carol nell'ultima udienza:

"Era il 28 marzo, ero agitato - ha raccontato il 43enne - L'amica di Carol si ricorda male, io volevo andare dai Carabinieri. Ci volevo andare con lei, mia amica, volevo solo che mi accompagnasse. Una volta confessato e messo fine a questa storia, dicendo che quel corpo ritrovato apparteneva a Carol, sarei tornato a casa per suicidarmi".

E ha aggiunto: "Non so perché non sono andato subito dai Carabinieri, quel giorno ho camminato per ore in paese, ho provato ad andare al lavoro ma sono uscito subito per andare dai Carabinieri".

L'utilizzo del bancomat di Carol

"Ho usato il bancomat di Carol - ha concluso Fontana - Per far credere che lei lo stesse ancora usando. Ho acquistato on line anche delle tende oscuranti in quando, dal piano terra, si poteva vedere all'interno della casa di Carol dove tenevo il congelatore. Poi ho preso forse anche una padella, e i sacchetti da freezer. Ho comprato anche un barbecue, volevo bruciare il corpo: ma, arrivato, l'ho rispedito senza neanche aprirlo. Sono andato al Bricoman di Rescaldina ad acquistare il seghetto".

Le parole alla corte

"Darei la vita per poter cancellare quello che ho fatto - ha affermato Fontana rivolgendosi alla corte - Morirei io stesso per riportare Carol in vita. Ho il cuore in frantumi e pieno di lacrime, anche se non escono ci sono. Mi sento vuoto. Sento come se fosse un'altra persona ad aver agito; mi odio, ho sempre odiato quanti commettono violenza contro le donne. Non ho premeditato nulla, non c'era nessun piano: non lo dico per impietosirmi. La condanna per quello che ho fatto sarà la vergogna che provo. Lotterò fino alla fine dei mie giorni per riparare, per riabilitarmi come essere umano e riparare quello ho fatto, non solo a Carol, ma anche ai suoi familiari e a chi le voleva bene".

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