Cronaca
Mafia

Corruzione, traffico d'armi, spaccio: le mani della 'ndrangheta tra Varese, Como, Toscana e Calabria

Nel mirino presunti appartenenti alla cosca Molè e le ramificazioni in Toscana, Lombardia e all'estero dell'organizzazione criminale

Corruzione, traffico d'armi, spaccio: le mani della 'ndrangheta tra Varese, Como, Toscana e Calabria
Cronaca Varese, 16 Novembre 2021 ore 08:58

Dalle primissime ore della mattinata odierna, martedì 16 novembre 2021, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Como e la Squadra Mobile della Questura di Milano, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, stanno dando esecuzione, nel contesto di un’attività che coinvolge anche le Procure Distrettuali di Reggio Calabria e Firenze, a 54 Decreti di Fermo di indiziato di delitto nonché a un Decreto di Sequestro Preventivo d’urgenza per un importo di 2,2 milioni di euro.

Corruzione, traffico d'armi, spaccio: 54 decreti di fermo per 'Ndrangheta

Il provvedimento si fonda su un’indagine concernente un’associazione a delinquere di stampo ‘ndranghetista coinvolta in fatti di bancarotta, corruzione, frode fiscale, estorsione, voto di scambio, spaccio di sostanze stupefacenti e traffico d’armi ed attiva nelle province di Como, Varese, Reggio Calabria e con proiezioni internazionali.

L'indagine ha consentito di ricostruire la storia di circa quindici anni di presenza della ‘ndrangheta nel territorio a cavallo tra le province di Como e Varese, evidenziandone la vocazione sempre più imprenditoriale e svelandone le modalità di mimetizzazione e compenetrazione con il tessuto economico-legale. Si tratta di persone di origine calabrese provenienti dalla piana di Gioia Tauro, presunti appartenenti alla cosca Molè, che, avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e omertà che ne è derivata, hanno, in un primo periodo, posto in essere, in modo stabile e continuativo, una serie indeterminata di delitti di estorsione, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione, costringendo gli imprenditori lombardi al pagamento di ingenti somme di denaro per poi acquisire la totale gestione e controllo di attività economiche.

In particolare sono stati "fotografati" tre periodo storici: dal 2007 al 2010, caratterizzato da numerosi episodi di estorsione in danno di imprenditori locali; dal 2010/2019 in cui, alle estorsioni, si è aggiunto il controllo e la gestione economica di appalti assai remunerativi relativi al servizio di pulizia di grandi imprese ottenuti dall’organizzazione grazie alla “collusione” di un imprenditore che si presentava quale “faccia pulita”, titolare formale di cooperative operanti nel settore, cooperative con le quali veniva ideato ed attuato un articolato sistema di frode finalizzato all’evasione fiscale attraverso cui veniva finanziata l’associazione di stampo mafioso; dal 2018 sino ad oggi in cui, disarticolato in parte il sistema di frode fiscale di cui al periodo precedente in seguito ad alcuni arresti, sono ripresi, su larga scala, gli episodi di estorsione a danno di piccoli e medi imprenditori e, anche, di semplici cittadini.

Molteplici sono stati i settori in cui ci sono indizi gravi che gli indagati siano riusciti ad estendere il loro controllo, dal settore del trasporto conto terzi alla ristorazione e ai servizi di pulizia e facchinaggio, caratterizzandone ognuno con il marchio dell’acquisizione illegale e/o della gestione illegale, in spregio di ogni norma a tutela degli interessi dello Stato, dei cittadini e degli altri imprenditori.

Il caso di un ristorante milanese

Emblematico il caso di un noto ristorante milanese, con sede in un punto panoramico cittadino, gestito da una società riconducibile agli indagati che, dopo aver drenato notevoli risorse finanziarie illecite dagli indagati e verso gli indagati, accumulando, però, ingenti debiti nei confronti dell’erario, è stata dichiarata fallita per aver sistematicamente omesso il versamento delle imposte.

Agli indagati viene, altresì, contestato, in via indiziaria, l’utilizzo di modalità estorsive, di violenze e di fatti di illecita concorrenza che avrebbero consentito di gestire i sub appalti di una nota e storica società lombarda operante nel settore della produzione di bevande e connessa logistica. Le commesse di trasporto così illecitamente acquisite venivano poi spartite tra i vari affiliati consentendo a tutti lauti guadagni accresciuti, altresì, dal ricorso sistematico a false fatturazioni.

Il traffico di stupefacenti

Accanto a questa ‘ndrangheta 2.0 Società Per Affari, mai abbandonato appare anche l’interesse per il traffico di stupefacenti, nell’ambito del quale sono chiaramente emerse le mire espansionistiche verso la Svizzera e, in particolare, verso il Cantone San Gallo divenuto una vera e propria base logistica per alcuni dei soggetti indagati che vi si sono stabilmente insediati, dedicandosi prevalentemente ai traffici di sostanza stupefacente proveniente dall’Italia, provvedendo, nel contempo, a radicarsi e ramificarsi allo scopo di costituire in loco nuove strutture territoriali di ‘ndrangheta.

In questo filone, le attività d’indagine sono state effettuate avvalendosi di una Squadra Investigativa Comune costituita tra l’Autorità Giudiziaria Italiana e il Ministero Pubblico della Confederazione per la Svizzera. Il coordinamento investigativo sia tra le rispettive polizie giudiziarie sia tra le DDA di Milano e Reggio Calabria, evidenziando la presenza di soggetti protagonisti di entrambe le indagini, ha consentito di confermare ancora una volta la struttura unitaria della ‘ndrangheta, pur nella sostanziale autonomia delle singole articolazioni territoriali, confermando il legame esistente tra i locali lombardi e i corrispondenti locali di ‘ndrangheta esistenti in Calabria, nonché il rilevante ruolo di Milano e della Lombardia, nelle dinamiche e negli interessi della ‘ndrangheta al nord Italia