Venegono Superiore

Ciao Danilo, tutta Venegono oggi ti abbraccia e ti saluta

Poco più di un anno fa tutto il paese si smosse alla ricerca di un donatore di midollo e per restituire un po' del bene che per tutta la vita lui aveva fatto per la comunità e per gli ultimi. Oggi in centinaia e centinaia hanno voluto dirgli addio e ricordarlo

Ciao Danilo, tutta Venegono oggi ti abbraccia e ti saluta
Tradate, 09 Ottobre 2020 ore 18:44

Oggi, venerdì 9 ottobre, l’addio di Venegono Superiore a Danilo Mason, l’instancabile volontario del Rione Santa Maria, di asilo Busti e oratorio che un anno fa aveva scoperto di avere la leucemia.

Un paese intero piange Danilo Mason

L’ultimo saluto a Danilo Mason è stato nel “suo” oratorio, quello dove per una vita si è speso per i ragazzi del suo paese. Una scelta imposta dalle norme Covid, che avrebbero certo reso impossibile una comunque difficile partecipazione nella chiesa parrocchiale di quanti lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene; una scelta che oltre a permettere l’abbraccio delle centinaia e centinaia di persone presenti, ha rappresentato anche un ultimo momento all’interno di quelle mura che lo hanno sempre accolto e dove lui, finchè ha potuto, non ha mai fatto mancare il proprio impegno.

Tutti nel cortile dell’oratorio, davanti al campo di basket convertito ad altare sacro e ai due canestri dove sono state affisse due sue grandi foto. Tutti uniti nell’abbraccio alla famiglia, e in un silenzio profondo rotto solo dalla liturgia e, al termine, dall’applauso che ha accompagnato il feretro sorretto dagli amici e compagni di volontariato alpini.

Volontario instancabile, cuore buono e dedicato agli altri

Il 67enne è stato per intere generazioni uno dei simboli cittadini del volontariato. E oggi sono in tanti a ricordarsi il campeggio con lui e l’oratorio, o la sua voce durante le feste del Rione Santa Maria. Instancabile, sempre al lavoro e sempre capace di far muovere in chi aveva vicino “qualcosa”. Un qualcosa che si traduceva nell’impegno (e nel sacrificio) per gli altri, per la propria comunità ma non solo.

Insieme ad alcuni amici anni fa aveva infatti fondato l’associazione Servi dei Poveri, con la quale raccoglieva e portava a bordo di camion aiuti, viveri e sostegno alle popolazioni più povere dei Balcani. Il suo è sempre stato un impegno quotidiano nel dedicare un gesto, una preghiera, un risparmio per chi ne aveva più bisogno.

“Ti ricorderemo sempre, quando dopo aver scaricato la merce insieme a noi, nonostante fossimo come sempre in ritardo trovavi il tempo di salutare i ragazzi con una stretta di mano o con qualche tiro a canestro – ha ricordato Antonio Bison, amico e compagno di volontariato in paese e nell’associazione – Loro si esaltavano, ti sentivano uno di loro. Non te ne accorgevi. Ti ricordiamo quando stanchi a fine giornata ci invitavi alla preghiera. Per la tua attenzione costante per noi e per la tua famiglia, di cui sei sempre stato molto orgoglioso. Tu non lo vedevi, noi sì. E oggi ringraziamo Dio per averci dato la tua amicizia, di averci fatti incontrare, per averci fatto condividere con te una parte della vita”.

“Si è affidato alla Madonna, come un bambino alla madre”

“Danilo è stato un giusto. Ha cercato Dio nella terra dove il Figlio ha deciso di incarnarsi, lo ha cercato nella famiglia e negli amici. E ha sempre cercato di fare la volontà di Dio secondo le regole del Vangelo. E anche in questi ultimi mesi si è affidato alla Madonna, con la stessa fiducia e lo stesso amore con cui un bambino di affida alla mamma”, ha recitato nell’omelia l’ex parroco di Venegono don Maurizio Villa.

Un uomo di profonda fede, che non è vacillata e anzi si è rafforzata quando, poco più di un anno fa, ha saputo di esser malato di leucemia e nemmeno durante i mesi a casa, durante i quali a chi lo andava a trovare chiedeva sempre una preghiera o un’Ave Maria insieme. Ed è stato soprattutto in quel momento che la comunità venegonese ha deciso di fare qualcosa per ringraziarlo: in tantissimi risposero all’appello della famiglia all’iscrizione del registro dei donatori di midollo osseo di ADMO, col trapianto unica speranza per la guarigione. Per lui, e per i tanti che come lui si trovano ad affrontare la leucemia. Una guarigione che purtroppo, nonostante fosse stato trovato un donatore compatibile, non è riuscita a fargli vincere quella battaglia ma neanche a fargli perdere il sorriso e l’attenzione per gli altri:

“In questi mesi – ha ricordato il parroco don Roberto Rossi – Danilo mi diceva: “Al mio funerale parla della bellezza di fare del bene agli altri”. Raccogliamo la sua memoria, conserviamola e impegniamoci, ciascuno per quel che può, a fare il bene degli altri e soprattutto per i poveri”.

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