Cronaca
Carceri

Cella in fiamme e agente aggredito con un punteruolo nel carcere di Busto. Il Sappe: "La situazione è grave"

Il SAPPE punta il dito contro il fallimento del sistema di espulsione dei detenuti stranieri: solo 456 nel 2021

Cella in fiamme e agente aggredito con un punteruolo nel carcere di Busto. Il Sappe: "La situazione è grave"
Cronaca Busto Arsizio, 18 Giugno 2022 ore 14:00

Incendio e aggressione nei giorni scorsi in una cella del carcere di Busto Arsizio. Il duro commento del Sappe, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: "Servono provvedimenti urgenti".

Fuoco al carcere di Busto, agente in ospedale

Sembra davvero non esserci pace per il personale di Polizia Penitenziaria in servizio nelle carceri lombarde. Ultimo grave episodio, accaduto qualche giorno fa, nel carcere di Busto Arsizio, sul quale ricostruisce gli eventi accaduti Alfonso Greco, segretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria:

“Qualche giorno fa, un detenuto straniero ha dato fuoco al materasso all’interno della propria cella. Durante le operazioni di soccorso, il detenuto ha cercato con un punteruolo artigianale di aggredire il poliziotto penitenziario intervenuto per spegnere l’incendio il quale, indietreggiando per difendersi, è caduto rovinosamente. Solamente grazie al tempestivo intervento degli altri Agenti si è potuto evitare il peggio e mantenere l’ordine e la sicurezza nella struttura detentiva.

Il poliziotto aggredito, cui va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, è poi dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso del nosocomio cittadino, dove è stato successivamente dimesso con una prognosi di 30 giorni per la frattura della mano destra.

La situazione è grave: non si placano le aggressioni, il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dalla situazione e il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria si contraddistingue per l’assenza di provvedimenti a tutela della incolumità fisica dei nostri poliziotti. E’ ora di basta!”.

Il segretario Capece: "Fallimento delle espulsioni di detenuti stranieri"

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime vicinanza e solidarietà al poliziotto ferito ed ha parole di apprezzamento per il personale che lavora a Busto Arsizio: “Le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio a Busto Arsizio lo fanno con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato per l'esasperante sovraffollamento. Ma servono urgenti provvedimenti per frenare una situazione operativa che è semplicemente allarmante”.

Capece sottolinea anche il fallimento delle espulsioni di detenuti stranieri: sono state solamente 456 nel 2021.

“Da tempo il SAPPE denuncia la correlazione tra aumento degli eventi critici nelle carceri e presenza di detenuti stranieri, come è il protagonista del grave evento critico accaduto a Busto Arsizio. E’ sintomatico che negli ultimi vent’anni ci sia stata un'impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni '90 sono passati oggi ad essere quasi 17.000 rispetto alle circa 55mila presenze.

Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine, come da tempo denuncia il SAPPE, può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia.

Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. Nel 2021 i detenuti stranieri espulsi a titolo di sanzione alternativa alla detenzione sono stati solamente 456 (165 albanesi, 48 marocchini, 45 tunisini e 198 di altri Paesi).

Questo, oltre a decretare il fallimento degli Accordi bilaterali tra l’Italia ed i Paesi con la più alta presenza di connazionali tra i detenuti ristretti in Italia (Marocco, Romania, Nigeria, Albania, Tunisia), sembra dimostrare che questi Paesi non vogliono il rientro in patria di migliaia e migliaia di loro connazionali con gravi precedenti penali e con pene che potrebbero essere scontate in carceri del Paese di provenienza”.

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