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Caso Diasorin, i messaggi nel telefono di Fontana tra le carte della Finanza

Copiato anche il contenuto del telefono del suo capo segreteria. Entrambi restano non indagati

Caso Diasorin, i messaggi nel telefono di Fontana tra le carte della Finanza
Varese, 24 Settembre 2020 ore 09:02

Continuano le indagini della Guardia di Finanza di Pavia sul “caso Diasorin” che vede indagati i vertici dell’IRCCS San Matteo di Pavia e quelli della multinazionale farmaceutica con sede all’Insubria BioPark di Gerenzano. L’avvocato del Presidente di Regione Lombardia (non indagato) lamenta però “evidenti criticità di carattere costituzionale“.

Caso Diasorin, i messaggi di Fontana al vaglio della Finanza

Le Fiamme Gialle si sono presentate ieri mattina, 23 settembre, a casa di Attilio Fontana. Scopo, acquisire ulteriori elementi che permettessero di far luce sul “caso Diasorin” che da mesi agita la politica lombarda. Caso che non vede indagato il Presidente lombardo, ma i vertici del San Matteo di Pavia e della Diasorin. I finanzieri non hanno sequestrato nulla a Fontana ma hanno acquisito copia forense del contenuto del suo cellulare e in particolare dei messaggi contenuti.

La stessa operazione sul telefono di Giulia Martinelli (anche lei non indagata), responsabile della segreteria del Presidente ed ex compagna del leader della Lega Matteo Salvini.

I sospetti dei pm

La Guardia di Finanza pavese sta cercando di ricostruire tutto l’iter dell’affidamento da parte della Regione a Diasorin del contratto per la fornitura di test sierologici. Test all’epoca risultati dalle analisi eseguite dal San Matteo i più attendibili sul mercato, come più volte dichiarato sia da Fontana sia dall’assessore al Welfare Giulio Gallera, e sviluppati proprio grazie a un accordo fra la multinazionale e lo stesso San Matteo. L’accordo, siglato senza alcuna procedura di gara,  prevedeva anche una cessione al Policlinico pavese di una quota parte dei proventi dalla vendita dei test fuori dalla Lombardia. Su tutta la vicenda, hanno scritto i pm nel decreto di perquisizione, si rileva infatti che “la scelta operata dal policlinico San Matteo di procedere a un accordo diretto con Diasorin, tra i tanti operanti sul mercato, è apparsa subito viziata da un evidente conflitto d’interessi in capo al professor Fausto Baldanti, che ricopriva contemporaneamente il ruolo di responsabile scientifico del progetto di collaborazione Fondazione San Matteo e Diasorin e la carica di membro del Gruppo di lavoro del Consiglio superiore di sanità presso il ministero della Salute competente per la valutazione del test”.

Secondo la tesi, l’accordo avrebbe impedito l’accesso alla strumentazione e al supporto scientifico dell’IRCCS San Matteo ad altri competitor, “sottratti alla destinazione pubblica per il soddisfacimento di interessi privatistici che restavano nell’esclusiva titolarità di privati, anziché dell’Ente che aveva finanziato la ricerca”.

Ma le acquisizioni dei messaggi di Fontana e Martinelli potrebbero essere legate anche al “filone” dell’indagine sui legami politici della vicenda, che puntano dritto all’Insubria BioPark e al suo direttore generale Andrea Gambini, già commissario del Carroccio a Varese.

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