“Bar chiusi alle 17 e allerta sociale”: l’ipotesi del coordinatore dell’Unità di Crisi contro il virus

Pesenti: "L'età media è scesa di 10 anni. Ho visto giovani al bar senza mascherina a 20 centimetri l'uno dall'altro, questa sarebbe l'unica soluzione"

“Bar chiusi alle 17 e allerta sociale”: l’ipotesi del coordinatore dell’Unità di Crisi contro il virus
Varese, 10 Ottobre 2020 ore 10:12

In un’intervista al Corriere della Sera il dottor Antonio Pesenti, primario di Rianimazione al Policlinico di Milano e coordinatore dell’Unità di Crisi di Regione Lombardia avanza l’ipotesi di una chiusura dei bar anticipata alle 17: “Da medico e cittadino non vedo alternative”.

Bar chiusi alle 17 per evitare assembramenti: si torna a marzo?

“Ieri sera rientravo a casa, alle 7 circa, e sono passato vicino ai locali in zona Bocconi e ho visto i giovani fuori dai bar senza mascherina a 20 centimetri l’uno dall’altro. In questo caso, l’unica soluzione sarebbe chiudere i bar alle 17, in tutta la Regione, da medico e cittadino non vedo alternative”.

Sono destinate a far discutere le parole rilasciate al Corriere della Sera dal dottor Antonio Pesenti. Specie perchè a pronunciarle è il coordinatore dell’Unità di Crisi per le Terapie Intensive, insomma una voce autorevole e “di peso” nelle scelte lombarde sulla strategie contro l’epidemia.

Un’ipotesi che riporterebbe a marzo, quando si decise di limitare fortemente gli orari di aperture di bar e pub. Preludio alla chiusura totale, che sarebbe arrivata di lì a poco. E che ha messo in ginocchio l’intero settore, tanto da portarlo alle proteste di aprile in tutto il Paese.

I numeri del contagio

I dati forniti giornalmente da Regione e Protezione Civile, se letti superficialmente, sembrano anch’essi riportare a marzo e aprile, periodi più critici dell’emergenza. Soprattutto se ci si ferma a quelli dei nuovi casi positivi. Ma ci sono differenze importanti, oltre al numero di tamponi che ormai supera giornalmente le 100mila unità, un’ordine di grandezza in più rispetto a quel periodo. Da allora però è cambiata la conoscenza del virus e, soprattutto, è cambiata la “composizione” dei casi positivi: oggi ci sono solo 44 ricoverati nelle terapie intensive lombarde tra marzo e aprile si erano raggiunti i 1500 ricoveri), e la quasi totalità dei casi dopo il tampone positivo non entra nemmeno in ospedale, richiedendo solamente l’isolamento domiciliare, spesso da asintomatico.

Anche qui però Pesenti invita alla prudenza: “Non dobbiamo abbassare la guardia perchè, nonostante gli asintomatici, le curve potrebbero crescere rapidamente”.

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