Prima volta al mondo

Avambraccio perso in un incidente di caccia: ricostruito a Varese con il perone

Un'operazione delicatissima che per la prima volta al mondo ha visto l'impiego, fondamentale, del RoboticScope: un braccio meccanico comandato coi movimenti della testa del chirurgo

Avambraccio perso in un incidente di caccia: ricostruito a Varese con il perone
Varese, 02 Novembre 2020 ore 16:34

Le eccellenze dell’Ospedale di Varese non smettono di stupire. L’ultima, l’intervento durato 14 ore che ha restituito l’avanbraccio perso da un 79 rimasto in un incidente di caccia: a collegare gomito e mano, il perone “prelevato” dalla gamba.

Senza avambraccio, al suo posto il perone

Un altro piccolo grande miracolo è stato compiuto dall’equipe del professor Mario Cherubino, Direttore della Struttura di Chirurgia della Mano e Microchirurgia dell’Ospedale di Circolo di Varese e professore associato di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica all’Università dell’Insubria. Con un’operazione realizzata in due fasi che ha coinvolto un team di sette medici per oltre 14 ore complessive è stata ricostruito completamente l’avambraccio sinistro al signor P.A. (iniziali) di anni 79 di Varese, vittima ai primi di ottobre di un grave incidente di caccia nella zona di Cittiglio.

Arto completamente distrutto

“L’arto – spiega Cherubino – era completamente staccato poco sotto il gomito, i proiettili avevano distrutto tutti i vasi e le due ossa che collegano gomito a polso ovvero l’ulna e il radio. Innanzitutto i dottori Federico Tamborini e Alessandro Fagetti della nostra unità operativa hanno provveduto a riconnettere i vasi sanguigni per evitare la necrosi della mano. Dopo qualche giorno, escluso il pericolo di infezioni e confermata la vitalità della mano re-impiantata, il gruppo dei microchirurghi specialisti in chirurgia plastica ed in ortopedia, ha prelevato il perone (osso della gamba non essenziale alla deambulazione ndr.), lo ha sezionato e collocato al posto delle due ossa mancanti del braccio. Poi si è proceduto a ricostruire i tessuti muscolari e la pelle con l’utilizzo della cute artificiale”.

Tecnologia e robot in sala operatoria

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Un’impresa davvero eccezionale resa possibile non solo dalla perizia e dall’affiatamento del gruppo di Cherubino ma dal contributo di una nuova macchina chiamata RoboticScope, di fabbricazione austriaca e del costo di 350.000 dollari che ASST Sette Laghi ha ottenuto in prova per testarne l’efficacia. La macchina si comanda attraverso i movimenti della testa, che muovono il braccio robotico con assoluta precisione e lasciando le mani libere a chi sta operando. Tramite i visori oculari viene ricostruita un’immagine tridimensionale direttamente negli occhi del chirurgo. La tecnologia sviluppa ingrandimenti superiori al microscopio tradizionale.

Una “prima” mondiale di successo

“Grazie a questa meraviglia tecnologica – precisa Cherubino – utilizzata per la prima volta al mondo in un intervento di chirurgia plastica ricostruttiva, riusciamo a gestire in maniera molto più fluida e veloce l’intervento. RoboticScope unisce infatti le caratteristiche del classico microscopio da tavolo operatorio a quelle della realtà virtuale riproducendo digitalmente su uno schermo posto davanti al chirurgo la sezione su cui si sta intervenendo. Senza questa apparecchiatura – conclude il professore – non so se l’intervento sarebbe stato possibile, certamente avrebbe comportato un numero di ore molto superiore con conseguente stress per il paziente e per il team operatorio”.
Il paziente sta bene, è stato dimesso al proprio domicilio e ha riacquistato una discreta funzionalità dell’arto offeso.

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