Medicina e territorio

Allarme medici di famiglia: tra Como e Varese ne mancano 71

Un problema comune a tutta la Lombardia e che colpisce anche il territorio di Ats Insubria

Allarme medici di famiglia: tra Como e Varese ne mancano 71
Varese, 02 Novembre 2020 ore 15:18

Fondamentali nella lotta sul territorio al coronavirus e nella cura dei pazienti cronici, spesso i più anziani. Eppure, l’esercito dei medici di famiglia è sotto organico in tutta la Regione, e anche nel territorio dell’Ats Insubria. Un problema ancora più sentito ora che anche loro avranno la possibilità di somministrare i tamponi rapidi antigenici per l’individuazione dei positivi al Sars-Cov 2.

Allarme medici di famiglia: quelli rimasti hanno in media 1400 pazienti ciascuno

Nell’Ats dell’Insubria  la mancanza di medici di famiglia, già da tempo emergenza, si aggrava ancora di più. Al 1 settembre scorso i medici in servizi erano 902, a mancare all’appello erano ben 71. A  lanciare l’allarme è il consigliere regionale del Pd, Samuele Astuti che spiega: “La pandemia da coronavirus ha evidenziato le carenze, purtroppo note da anni, della medicina  territoriale  L’Ats dell’Insubria   registra una carenza davvero pesante. Qui mancano 71 medici di base a fronte dei 59 di Bergamo, dei 54 di Brescia e  dei 55 della Brianza.  A  Gallarate, ad esempio mancano tre medici, 4 a Saronno e 2  a Sesto Calende. Una condizione che rende ancora più difficile la gestione dell’epidemia, in questa fase  di grande criticità. I pochi medici di famiglia presenti devono assistere in media 1400 pazienti  senza poter contare su alcun sostegno dell’Ats.  Sono il primo argine al diffondersi dell’epidemia ma sono lasciati soli”.

Servono borse di studio e le Case della Salute

“Noi denunciamo da anni – commenta Astuti- la mancanza di medici di famiglia. Più volte abbiamo chiesto di aumentare il numero delle Borse a loro destinate dalla Regione.  Qualcosa abbiamo ottenuto,  ma non è stato fatto abbastanza. Ora più che mai la necessità è  stanziare risorse per dare incentivi ai  neo laureati affinchè si specializzino in medicina generale e destinare loro spazi per aprire nuovi ambulatori.  Questa  soluzione va nella direzione di attivare anche in Lombardia strutture analoghe alle Case della Salute, presidi che riuniscono  ambulatori di medicina generale e specialistici, indispensabili a garantire la presa in carico a casa dei pazienti”.

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