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Telemedicina: l'intervento del professor Azzolini all'ONU

Il professore dell'Università dell'Insubria ha parlato di telemedicina nell’ambito del progetto nato per combattere la povertà attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione

Telemedicina: l'intervento del professor Azzolini all'ONU
Attualità Varese, 03 Dicembre 2022 ore 13:08

L’Università dell’Insubria ha partecipato alla XXII Infopoverty World Conference giovedì 1° dicembre nel Palazzo di vetro dell’Onu, sede della Nazioni Unite a New York. Il professor Claudio Azzolini ha moderato l’intera sessione di telemedicina «Health for all, the role of telemedicine» e ha presentato una relazione nell’ambito del progetto «The Digital Citizen: duties and rights to build a fairer future Society»: l’evento è stato diffuso in streaming su UN WebTv, il canale ufficiale delle Nazioni Unite.

L'Insubria all'ONU per Infopoverty

Infopoverty è un progetto nato con l’obiettivo di combattere la povertà attraverso l’applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: il termine è stato coniato dall’architetto italiano Pierpaolo Saporito, presidente di Occam (www.occam.org), Observatory for Cultural and Audiovisual Communication in the Mediterranean, fondato nel 1996 dall’Unesco e associato nel 2003 alle Nazioni Unite. Saporito ha presieduto i lavori della Conferenza.

La telemedicina e l'esperienza del professor Azzolini

L’invito al professor Azzolini è nato dalla sua esperienza ventennale di sistemi di telemedicina, iniziata con i collegamenti via satellite messi a disposizione dall’European Space Agency (Esa) fra l’Ospedale San Raffaele e la Sarajevo post bellica nel 1996.

Lo scopo era quello di seguire e dare consigli a giovani chirurghi su interventi di traumatologia oculare, soprattutto asportazione di schegge di bombe, con un format che è stato utilizzato poi anche in Palestina prima della seconda Intifada.

Questa piattaforma di software sanitari e telemedicina (Eumeda® in www.tm95.net) creata nel 2001 ha fatto molta strada, ha unito e tuttora unisce ospedali di eccellenza italiani soprattutto per progetti di ricerca. Azzolini ha parlato della sua esperienza di database e second opinion fra medici che usano la piattaforma e di «come abbattere le barriere d’entrata – spiega il professore – a progetti internazionali di cooperazione di telemedicina. Superate infatti le barriere che rendevano difficili le comunicazioni (bassa tecnologia, scarsa affidabilità e alti costi) ora occorre agire sull’organizzazione e sui modi di cooperazione fra vari paesi, che sono gli scopi finali di questa conferenza».

Hanno parlato all’Onu anche i collaboratori di Azzolini: il professore dell’Università dell’Insubria Simone Donati ha illustrato i sensori attivi sulla persona per trasmettere dati medici, l’ingegner Alessandro Orro del Cnr ha spiegato l’utilità dei sensori nella pratica clinica a distanza nella teleriabilitazione e nell’emergenza, l’ingegner Andrea Falco fondatore di Alfadesignstudio ha affrontato il tema della fattibilità tecnica dei sistemi di telemedicina.

Claudio Azzolini, autore di oltre 350 pubblicazioni, è stato professore ordinario di Malattie dell’apparato visivo dell’Università dell’Insubria, dove è approdato dopo l’Ospedale San Raffaele di Milano e ha diretto per 16 anni la Clinica universitaria e la Scuola di specializzazione in Oftalmologia, occupandosi soprattutto di malattie retiniche curabili con farmaci o chirurgia e nella cataratta ed eseguendo decine di migliaia di interventi chirurgici con varia strumentazione e apparecchiature laser.

Tra le sue numerose attività di ricerca, si segnalano contributi originali soprattutto nello sviluppo di nuove procedure di chirurgia oculare, nella cura delle maculopatie, nella genetica dello sviluppo di nuove linee cellulari retiniche e nell’organizzazione di efficaci procedure di telemedicina.

La responsabilizzazione del Cittadino Digitale

In linea con le passate edizioni e le loro dichiarazioni finali, che hanno sottolineato l’urgenza di un digitale più equo e inclusivo, la ventiduesima edizione della Infopoverty World Conference, dal titolo «The Digital Citizen: duties and rights to build a fairer future Society», si è prefissata di elaborare un piano di azione che possa raccogliere tutte le opzioni possibili per responsabilizzare il protagonista dei cambiamenti in atto in tutte le sue dinamiche associative, ossia il Cittadino Digitale.

«I parametri di una civiltà nascente – si legge nella presentazione della conferenza – vanno riconosciuti, raccolti e orientati verso una visione che valorizzi i diritti umani e trovi la sua ispirazione negli SDGs proclamati dalle Nazioni Unite come bussola operativa per orientarsi. Elaborare una roadmap che porti a un’ottimizzazione dei lessici costruttivi di algoritmi e piattaforme verso il benessere comune e l’inclusione significherebbe aprirsi ai cittadini digitali e alla loro partecipazione attiva alle scelte sociali che formano le istituzioni e la governance».

Durante i lavori, sono state presentate e raccolte azioni concrete, con particolare attenzione allo sviluppo delle comunità rurali più svantaggiate in tutto il mondo. In particolare, si è parlato del modello Ict Village, implementato per la prima volta da Occam
nel 1999 in Honduras e replicato in varie parti del mondo, tra cui a Sambaina in Madagascar e riconosciuto dalle Nazioni Unite e da Jeffrey Sachs come «UN Millennium Village».

Inoltre, sono stati promossi sforzi più recenti, tra cui il progetto Ewa-Belt (GA 862848) finanziato dal Commissione Europea nell’ambito del Programma Horizon2020 e altre realtà concrete implementate sul campo.
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