Dalla piazza

"Sono dappertutto, danni talmente ingenti che non riusciamo a quantificarli"

In centinaia in piazza con Coldiretti, tra loro anche il sindaco-agricoltore di Binago Alberto Pagani: "Occorrono per forza interventi massivi, altrimenti non riusciremo mai a controllarli"

"Sono dappertutto, danni talmente ingenti che non riusciamo a quantificarli"
Attualità Varese, 08 Luglio 2021 ore 16:27

In centinaia si sono radunati oggi, giovedì 8 luglio, a Milano in piazza Città di Lombardia, esasperati da una situazione ormai fuori controllo, per denunciare i continui attacchi dei selvatici che con le loro incursioni distruggono i raccolti, rovinano le coltivazioni e minacciano gli animali allevati, senza contare gli incidenti stradali: un bilancio impressionante che investe in pieno anche la provincia prealpina, dove anzi assume proporzioni preoccupanti.

Le voci dalla manifestazione di Coldiretti a Milano

“I problemi più grossi sono in primavera e in autunno  – spiega Paolo Martinelli, produttore di Arcisate (nella foto) – Vanificano le semine e con il loro passaggio distruggono i prati ribaltando le zolle. Siamo scesi in piazza perché la situazione peggiora di anno in anno e ormai è insostenibile: chiediamo di non essere abbandonati”

L'esasperazione dell'agricoltura lombarda e varesina in piazza oggi a Milano sotto le insegne di Coldiretti. Si chiedono interventi concreti che possano, dopo tanti anni e tante promesse, mettere finalmente la parola fine all'emergenza cinghiali che anche a Varese, soprattutto a Varese, causa non pochi problemi.

Ma in piazza non ci sono solo gli agricoltori che si vedono i raccolti distrutti dagli ungulati. Ci sono anche gli Amministratori locali, come il sindaco di Binago Alberto Pagani (in doppia veste, essendo anche agricoltore):

"I cinghiali sono dappertutto. Provocano talmente tanti danni che non siamo neanche in grado di quantificarli tutti: nei campi delle nostre zone prendono di mira soprattutto il mais e le patate per cibarsi, sulle strade continuano a provocare incidenti. Occorrono per forza interventi massivi, altrimenti non riusciremo mai a controllarli".

Oltre al mais e ai prati, nel mirino dei cinghiali finiscono anche riso, vigneti e uliveti. "Nemmeno il riso si salva dalla furia di questi animali – spiega Paolo Braschi, risicoltore di Vistarino (Pavia) – Quando le piantine sono appena spuntate fanno saltare col muso tutte le file, oppure quando la pianta è ormai matura entrano nelle risaie e si sdraiano sul terreno, schiacciando e mangiando il riso. In questo modo, mi hanno danneggiato due ettari di terreno che ho all’interno del Parco del Ticino".

Non c'è solo Varese

"Sono 30 anni che subiamo i danni causati dai cinghiali – afferma Angelo Casali, agricoltore di Berzo San Fermo (Bergamo) – un incubo che ormai è cresciuto  a dismisura. Noi lavoriamo e questi animali nel giro di poche ore distruggono tutto. La loro azione è  devastante: frantumano la cotica erbosa nei prati mentre nelle vigne sradicano le barbatelle più giovani e quando l’uva è matura mangiano i grappoli più vicini al terreno. Le incursioni nei prati poi si ripercuotono anche nelle stalle: nei terreni dove passano lasciano le zolle tutte sollevate, così si raccoglie un foraggio di scarsa qualità che quando viene utilizzato per l’alimentazione delle mucche mette a rischio il loro benessere e anche il latte che producono ne risente".

Aziende e terreni a rischio abbandono

I risarcimenti servono ma non bastano quelli a risolvere un problema che va oltre i campi danneggiati e i raccolti perduti:

"Non è solo una questione di risarcimenti – spiega Paolo Voltini, presidente di Coldiretti Lombardia – Qui ne va della stessa sopravvivenza aziendale. In molti casi gli agricoltori sono così scoraggiati che non denunciano più, abbandonano le coltivazioni perché il risultato non vale la fatica e gli investimenti. Ma oltre questo, c’è poi l’aspetto che riguarda la sicurezza delle persone che va affrontato con decisione e senza ulteriori tentennamenti. Senza considerare poi che i cinghiali rappresentano solo una delle specie selvatiche e inselvatichite che mettono a rischio la tenuta il lavoro delle imprese agricole sul territorio lombardo".

Oltre i cinghiali, le nutrie

“Siamo esasperati – conferma Piercarlo Barilli, agricoltore di Casalmaggiore (Cremona) e vicepresidente del Consorzio di Bonifica Navarolo – Con nutrie e cinghiali nessun raccolto è al sicuro. Qui nella mia zona ad esempio le nutrie si avventano anche sulle piantine di pomodoro appena messe a dimora, togliendole una per una e lasciando i campi praticamente spogli. Senza contare poi i danni su rogge e canali, dove le nutrie scavano veri e propri tunnel lungo le sponde mettendo a rischio la sicurezza delle persone nei campi e sulle strade e compromettendo il corretto scorrere dell’acqua”.

Gli fa eco Nicola Bini, agricoltore e vicesindaco di Acquanegra sul Chiese (Mantova): “Sono molto preoccupato – dice – I cinghiali sono già stati avvistati nel comune confinante al mio e potrebbero spostarsi nella nostra zona, portando nuovi problemi che si andrebbero a sommare a quelli provocati dalle nutrie che da noi rappresentano una vera e propria emergenza. Personalmente, a causa loro, ho avuto produzioni di mais ridotte di un terzo, senza contare il pericolo che si corre ogni giorno a passare con i trattori sui terreni sotto cui si trovano le tane di questi animali con il rischio di ribaltamento del mezzo. E poi le nutrie minacciano anche la biodiversità divorando le uova e i pulcini di anatre, fagiani e gallinelle d’acqua”.