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L’aneurisma aortico addominale: riconoscerlo, prevenirlo, affrontarlo

La Chirurgia vascolare dell’Ospedale di Busto Arsizio aderisce all’Open Week sulle Malattie cardiovascolari di Fondazione Onda

L’aneurisma aortico addominale: riconoscerlo, prevenirlo, affrontarlo
Attualità Busto Arsizio, 27 Settembre 2022 ore 12:04

Una patologia silente, il paziente che rimane asintomatico fino alla sua rottura, che potrebbe avere esiti fatali. Parliamo dell’aneurisma aortico addominale, una dilatazione patologica del tratto dell'arteria corrispondente a livello dell'addome. Intercettarla è fondamentale.

Aneurisma aortico addominale, Busto aderisce alla Open Week di Fondazione Onda

Per questo l’Ospedale di Busto Arsizio ha deciso di aderire all’ Open Week di Fondazione Onda (dal 26 settembre al 2 ottobre
2022), dedicata alle malattie cardiovascolari, con l’obiettivo di promuovere l’informazione, la prevenzione e la diagnosi precoce
delle malattie cardiovascolari. Giovedì 29 settembre 2022, dalle 9 alle 12, sarà possibile chiamare lo 0331.699550 e porre tutti i
quesiti sull’aneurisma aortico addominale a una professionista: la dottoressa Barbara Campanati, chirurga vascolare.

Consulenze telefoniche per tutti

“Abbiamo deciso di offrire consulenze telefoniche per facilitare chi è al lavoro oppure ha impegni familiari che impediscono di recarsi fisicamente da noi - spiega-. Ci rivolgiamo a tutta la popolazione, senza un target preciso di riferimento. Informeremo su quali sono le terapie mediche, quali stili di vita adottare per una corretta prevenzione, come comportarsi se esiste un’ereditarietà, a quali esami sottoporsi, illustreremo cosa sono gli approfondimenti genetici, daremo informazioni ai portatori della patologia e a chi è già stato operato. Illustreremo le differenti tecniche di trattamento (chirurgica o endovascolare) e vantaggi e svantaggi ad esse associate. L’aneurisma aortico addominale interessa soprattutto gli uomini ma le donne possono esserne colpite, e sono proprio le donne che hanno le maggiori complicanze. Una particolare attenzione, aggiungo, va proprio dedicata alle donne in gravidanza, con fattori di rischio”.

"Sono a rischio?"

I campanelli di allarme si chiamano familiarità, età avanzata, fumo, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, sedentarietà, sovrappeso.

“In linea generale dopo i 60 anni è bene sottoporsi a una ecografia addominale, lo strumento più rapido per la diagnosi precoce –
riprende la dottoressa Campanati -. Ma se esiste una storia importante di familiarità e sono presenti i fattori di rischio, è bene
anticipare a 50 anni. Questo vale sia per le donne che per gli uomini”.

Si torna a fare prevenzione

La Chirurgia vascolare dell’Ospedale di Busto Arsizio, nata nel 1980, ha fatto da apripista sul territorio. “Abbiamo una tradizione
sulla patologia, contiamo una vastissima casistica, il reparto è stato recentemente rinnovato e lavoriamo in sale operatorie di ultima generazione - conclude la dottoressa -. Invitiamo tutti ad approfittare delle consulenze telefoniche: è tempo di tornare a far prevenzione”.

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nel nostro Paese, essendo responsabili del 35,8 per cento di tutti i decessi: 38,8 per cento nelle donne e 32,5 per cento negli uomini.

“Obiettivo di questa iniziativa è sottolineare l’importanza della prevenzione primaria e della diagnosi precoce e aiutare a sfatare
l’errata convinzione che le malattie cardiovascolari riguardino soprattutto gli uomini, con la grande maggioranza delle donne che
ha una percezione molto bassa dei pericoli correlati a queste patologie. Questo appuntamento è ancora più significativo a fronte
delle problematiche nell’accessibilità ai servizi ospedalieri correlate alla diffusione di Covid-19”, commenta Francesca Merzagora,
Presidente di Fondazione Onda.

Fondazione Onda

Fondazione Onda, dal 2007 attribuisce agli ospedali che erogano servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali
patologie femminili il riconoscimento dei Bollini Rosa; il network, composto da 354 ospedali dislocati sul territorio nazionale,
sostiene Fondazione Onda nel promuovere, anche all’interno degli ospedali, un approccio “di genere” nella definizione e nella
programmazione strategica dei servizi clinico-assistenziali, indispensabile per garantire il diritto alla salute non solo delle donne
ma anche degli uomini.

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