l'intervista

Il primo dicembre è la giornata mondiale per la lotta all'Aids

L’Italia si pone al di sotto della media europea e, per quanto riguarda le fasce d’età coinvolte, l’incidenza maggiore di nuove diagnosi viene ravvisata nel range 30-39 anni

Il primo dicembre è la giornata mondiale per la lotta all'Aids
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1 dicembre, Giornata Mondiale per la lotta all’AIDS: la Dottoressa Barbara Menzaghi, Dirigente Medico UOC di Malattie Infettive, fa chiarezza.

Giornata mondiale per la lotta all'Aids: l'intervista alla dottoressa Menzaghi

Anzitutto è bene precisare che AIDS e HIV non sono la medesima cosa. L’HIV – Human Immunodeficiency Virus – è un agente patogeno che attacca e devasta un particolare tipo di globuli bianchi, quelli responsabili della risposta immunitaria del nostro organismo. Ciò comporta, quindi, un inevitabile indebolimento e la totale mancanza di risposta ad altre tipologie di virus, tumori, batteri, ecc.

La peculiarità dell’HIV è dunque quella di provocare effetti specifici sul sistema immunitario; un soggetto risulta positivo all’HIV nel momento in cui nel sangue sono presenti anticorpi anti-HIV. Per scoprirne l’eventuale infezione, l’unico strumento che si possiede è quello di sottoporsi ad uno specifico test.

Per contro, l’AIDS – Acquired Immune Deficiency Sindrome – individua uno stadio clinico di livello avanzato dell’infezione da HIV. Questa sindrome può palesarsi nei soggetti affetti da HIV anche molti anni dopo lo sviluppo dell’infezione: nel momento in cui alcune cellule del sistema immunitario diminuiscono drasticamente, l’organismo non riesce più a far fronte alle infezioni, anche quelle più banali.

In base ai dati pubblicati dal Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità, relativi all’anno scorso, nel 2022 in Italia si sono registrate 1.888 nuove diagnosi di infezione da HIV e l’incidenza si è attestata dal 3.2% di nuove diagnosi ogni 100.000 residenti. Tuttavia, l’incidenza dei casi rispetto alla popolazione si è rivelata in costante diminuzione, a partire dal 2012, con un lieve incremento negli ultimi due anni post Pandemia perché, come è comprensibile, nel 2020-21 i medici erano impegnati con l’epidemia e, quindi, le denunce di nuovi casi non sono state tutte comunicate (o almeno solo una parte di esse).

L’Italia si pone al di sotto della media europea e, per quanto riguarda le fasce d’età coinvolte, l’incidenza maggiore di nuove diagnosi viene ravvisata nel range 30-39 anni, contro una fascia d’età compresa tra i 25 e i 29 anni riscontrata fino al 2019.

Rimane invariata, invece, la preponderanza delle diagnosi attribuibili alla trasmissione sessuale.
Indubbiamente la ricerca scientifica ha raggiunto traguardi importanti, rendendo possibile alle persone affette da HIV di vivere un’esistenza dignitosa grazie a terapie antiretrovirali che non impattano gravemente sull’organismo e che causano minimi effetti collaterali.

Relativamente ai casi di AIDS, l’anno scorso si sono registrate 403 nuove diagnosi, risultanti in un’incidenza pari allo 0.7% ogni 100.000 residenti. Dall’anno in cui l’AIDS venne diagnosticato per la prima volta in Italia (1982) al 31 dicembre 2022, i casi totali notificati nel Bel Paese sono stati 72.556. Anche in questo caso, l’età mediana è salita: si è passato dai 40 anni per gli uomini e 36 per le donne, agli attuali 46 e 44.

Come si sono evolute le cure per i malati di AIDS negli ultimi decenni?

Anni fa i pazienti erano costretti ad assumere terapie onerose, sia dal punto di vista del numero di compresse, sia dal punto di vista degli effetti collaterali. L’esistenza era dunque inficiata da una serie di problematiche notevoli (p.e. anemie importanti, dissenterie frequenti, ecc.). Nel corso dei decenni le terapie sono diventate molto più semplici ed efficaci: addirittura da circa un anno si possono utilizzare nuovi agenti long acting, ovvero iniezioni che vengono fatte ai pazienti ogni due mesi senza che si debba assumere altro. Per il futuro, la ricerca sta lavorando a farmaci che consentiranno di effettuare iniezioni ogni sei mesi.

Quali i miti da sfatare?

Più che di falsi miti, parlerei invece di messaggi ancora poco conosciuti. La popolazione omosessuale, quella maggiormente coinvolta dall’epidemia da HIV sin dall’inizio, sicuramente è più sensibile, sa di cosa stiamo parlando e sa quali rischi si corrono. Ricorrono molto anche all’utilizzo della PREP (profilassi pre esposizione), ovvero assumere farmaci antiretrovirali prima dei rapporti sessuali per evitare di incorrere nell’infezione da HIV. Per contro, sono aumentate moltissimo le malattie sessualmente trasmissibili, come la sifilide o la gonorrea, per citarne solo un paio. Questo è stato uno dei problemi maggiori degli ultimi anni. Per questo motivo sono stati creati dei centri per le malattie trasmissibili che tengono in follow-up questi utenti. Altro mito da sfatare - o meglio concetto da puntualizzare - è relativo agli eterosessuali, per i quali il messaggio del rischio di contrarre l’HIV o altre malattie in caso di rapporti non protetti, è ancora molto fumoso; manca proprio un’informazione di base. Questa categoria di utenti ritiene quasi di essere immune. Ma non è assolutamente così.

Quali le possibilità di vivere un rapporto normale per le coppie sierodiscordanti?

Le coppie sierodiscordanti, ovvero composte da un partner positivo e uno negativo, all’inizio erano obbligate ad avere rapporti solo protetti. Adesso, dopo anni di studio, si ha la consapevolezza che nei pazienti che hanno carica negativa da più di sei mesi, il rischio di trasmissione per via sessuale è azzerato. Possono dunque vivere una relazione assolutamente normale.

Qual è la percentuale di pazienti in cura presso ASST Valle Olona affetti da AIDS?

ASST Valle Olona ha in carico all’incirca 1.400 pazienti con infezione da HIV, quasi tutti in terapia retrovirale. Ogni anno abbiamo circa 10 nuovi riscontri già in AIDS. La prevalenza è maggiormente maschile ed eterosessuale, con un aumento delle diagnosi nei pazienti anziani. Al momento curiamo anche pazienti la cui età si avvicina all’ottantina d’anni, le cui diagnosi vengono fatte dopo i 65 anni, semplicemente perché questi individui non hanno proprio la percezione di aver potuto contrarre l’infezione. Invece non abbiamo in carico pazienti minorenni, semplicemente perché i minori di 18 anni vengono seguiti dalle pediatrie infettivologiche e arrivano da noi al compimento della maggiore età.
Tengo a precisare che presso ASST Valle Olona, oltre all’Ambulatorio Prep, c’è anche l’Ambulatorio delle Malattie Sessualmente Trasmissibili, a disposizione dell’utenza maggiorenne e ad accesso completamente gratuito, presso il quale si può prenotare un appuntamento e sottoporsi a test HIV anonimo oltre ad eventuali altre sierologie/esame delle urine.

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