Politica e imprese

Assolombarda al ministro: "Finora inascoltati, serve nuovo rapporto con le imprese"

Così il presidente Carlo Bonomi, in occasione dell’incontro con Stefano Patuanelli, titolare dello Sviluppo Economico.

Assolombarda al ministro: "Finora inascoltati, serve nuovo rapporto con le imprese"
13 Febbraio 2020 ore 14:21

“L’isteria e la schizofrenia regolatoria che la politica ci ha consegnato con ripetuti esempi quando si parla di industria è per il sistema produttivo fonte di una forte frustrazione. Ma se oggi con il Ministro Patuanelli intendiamo però gettare le basi di un nuovo e diverso rapporto di confronto e collaborazione con le imprese, noi ci siamo. Non chiediamo di meglio. Come imprese, abbiamo la certezza che la politica debba maturare tutt’altra consapevolezza rispetto a ciò che serve a una prospettiva di crescita vera e stabile. Finora non siamo stati ascoltati e i risultati, purtroppo, si vedono”.

Così Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda, in occasione dell’incontro con Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico.

Bonomi: “Serve nuovo rapporto con le imprese”

“Da due anni chiediamo ai governi di prestare grande attenzione a tutti i segnali della frenata interna e internazionale. La produzione industriale nel 2019 è tornata a registrare un segno negativo, il peggior risultato dal 2014 e in progressivo peggioramento tendenziale. Siamo reduci da due anni di complessiva gelata degli investimenti privati, che nella manifattura grazie a Industria4.0. avevano invece preso a crescere a tassi molto rilevanti. Ma le decisioni dei recenti governi, di ibernarla prima e di ripristinarla modificandola solo ora, si sono rivelate pesanti errori.

A questo si aggiungono pregiudizi ostili contro le imprese come nel caso ILVA, Plastic Tax e Sugar Tax, confusi disegni di nazionalizzazione come per Alitalia, nuove misure accresci-deficit annunciate in materia previdenziale, annunci di riforme dell’IRPEF di cui ignoriamo la copertura che ci preoccupa non poco, visto che nel 2020-2021 il Governo si trova a dover reperire 47 miliardi altrimenti da coprire con aumenti delle imposte indirette.

Serve tutt’altro. Siamo delusi da quei governi che ci chiedono collaborazione da gennaio a settembre, ma poi da ottobre all’ultimo giorno di dicembre affannosamente scrivono leggi di bilancio anteponendo tutt’altri obiettivi rispetto alla crescita di imprese e lavoro, come se non ci avessero mai visti né sentiti”.

Assolombarda dopo l’incontro col ministro

Passati in rassegna i temi del rilancio di industria4.0, della presenza italiana ai grandi tavoli internazionali, degli investimenti in infrastrutture strategiche per lo sviluppo del Paese e della transizione energetica, il Presidente Bonomi ha infine approfondito due temi, quello della bassa produttività con una proposta al Ministro Patuanelli e il tema del trasporto aereo.

“Il problema della bassa produttività da 25 anni ci riconduce alla necessità di un grande Piano Nazionale plurisettoriale che abbracci tutti i settori no traded, a cominciare dall’offerta di servizi tanto pubblica quanto privata, per estendersi a tutti i vasti settori che restano regolamentati da tariffe pubbliche e che incontrano sul mercato domestico enormi ostacoli alla concorrenza. La produttività a nostro giudizio deve diventare un benchmark annuale programmatico nei documenti di contabilità nazionale, altrettanto importante quanto i saldi di finanza pubblica, da realizzare con misure ad hoc e sotto una regia ordinata pubblico-privata che passa per il capitale umano, quello infrastrutturale, finanziario e immateriale.

Quanto al tema del trasporto aereo, è proprio di ieri è la notizia della messa in liquidazione in bonis di Air Italy. Non serve più Stato nel trasporto aereo. Serve uno Stato che gravi meno i vettori con imposte come l’addizionale di circa 7 euro su ogni passeggero imbarcato, l’imposta regionale sul rumore dei velivoli, e una regolazione delle tariffe aeroportuali che non distingua più tra regimi diversi per hub ed aeroporti nazionali o regionali, che mortificano gli investimenti.

Per noi imprenditori, che ci misuriamo sui mercati e nel mondo, l’Italia non è il luogo in cui ci si riconosce solo tra simili, come vorrebbe una certa concezione di nazionalismo che non ci piace. Per noi è il luogo dove vivere e lavorare pensando a un futuro di crescita.

E l’Italia che abbiamo in testa può e deve esserne capace”.